La sapienza dell’idiota

La Sapienza dell’idiota

Un idiota, uomo semplice e povero, incontrò nel Foro romano un oratore ricchissimo e, sorridendogli amichevolmente, così l’interpellò: Mi meraviglio della tua superbia, che tu non sia ancora arrivato all’umiltà, così intento ad affaticarti nell’assidua lettura di innumerevoli libri: e questo, perché la scienza di questo mondo in cui pensi di superare tutti gli altri, e perciò, te ne vanti, è stoltezza presso Dio. La vera scienza, invece, rende umili. A questa scienza mi piacerebbe condurti, perché qui si trova il tesoro della letizia.

ORATORE. Che presunzione è mai la tua, o povero idiota, del tutto ignorante, che ti spinge a stimare così poco lo studio delle lettere senza il quale nessuno migliora?

IDIOTA. Non è la presunzione che non mi permette di tacere, grande oratore, ma la carità. Ti vedo tutto intento a cercare la sapienza con molta fatica inutile, dalla quale vorrei liberarti, se potessi, sì che tu stesso misurassi il tuo errore; saresti ben lieto, penso, di sfuggire a questo logoro laccio. Credere nell’autorità ti ha spinto a essere come un cavallo, libero per natura, ma trattenuto con arte per la cavezza alla mangiatoia dove si ciba solo di ciò che gli viene somministrato. E il tuo intelletto, costretto dall’autorità degli scrittori, si pasce di un cibo non adatto e non naturale.

ORATORE. Se il cibo della sapienza non è nei libri dei sapienti, allora dov’è?

IDIOTA. Non dico che non sia qui, ma dico che qui non si trova il cibo naturale. Quanti per primi si dedicarono a scrivere sulla sapienza non crebbero per il nutrimento dei libri che ancora non c’erano, ma divennero uomini perfetti per un alimento naturale. E questi furono, per sapienza, di gran lunga superiori agli altri che credono di aver fatto tanti progressi con i libri.

ORATORE. Anche se possiamo avere qualche conoscenza senza lo studio delle lettere, tuttavia le cose grandi e difficili non si possono conoscere mai, perché le scienze si sono arricchite per aggiunte successive.

IDIOTA. Questo è quel che dicevo, cioè che ti fai guidare ed ingannare dall’autorità: un uomo ha scritto la parola in cui credi. E io ti dico che la sapienza grida all’aperto nelle piazze e la sua voce risuona perché abita nelle regioni altissime.

ORATORE. A quel che sento, benché tu sia un semplice profano, pensi di essere sapiente.

IDIOTA. Questa è forse la differenza tra te e me: tu credi di essere sapiente, benché non lo sia e, perciò, sei superbo. Io invece so di essere un idiota ignorante, perciò sono più umile.

Per questo forse sono più sapiente.

Nicola Cusano, La sapienza dell’idiota, Libro I

(tratto da “Lettera e Spirito n. 39“)

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